Rimozione nei: panoramica completa

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Rimozione nei

I nei, o nevi che dir si voglia, sono ammassi di melanociti, ovvero cellule che producono melanina (il pigmento che definisce il colore della pelle). Essi , che hanno per lo più forma sferica, possono apparire come macchie od escrescenze, nonché singoli o a grappoli. In genere la loro natura è benigna, ma, in determinate situazioni, possono diventare maligni. Per tale ragione, è fondamentale tenerli sottocontrollo, ed in particolar modo quelli che tendono a mutare colore, dimensioni e forma.

Quando è necessario asportare un neo?

Il controllo e l’asportazione dei nevi è mirata alla prevenzione del melanoma, che è un tumore della pelle, assai pericoloso, che, tuttavia, se preso in tempo, può essere curato. Dunque, tali formazioni cutanee iperpigmentate devono essere tenute monitorate, spesso attuando una vera e propria mappatura, in grado di verificarne l’effettiva evoluzione. I nevi, infatti, possono essere sottoposti a delle alterazioni, più o meno visibili ad occhio nudo, che possono sfociare in manifestazioni maligne, anche molto gravi.

Gli interventi di rimozione dei nevi, che sono trattamenti dermatologici a basso rischio e molto diffusi, vengono attuati in caso di iperpigmentazioni pericolose, o di neoformazioni cutanee, che vengono considerate antiestetiche o fastidiose, come quelle, ad esempio, collocate sotto i piedi, sul labbro o sul viso. É bene ricordare che prima di procedere con l’operazione di asportazione è bene consultare un dermatologo.

Metodologia diagnostica per individuare nei maligni

Per individuare un neo potenzialmente maligno, è necessario recarsi da un dermatologo, il quale si avvarrà di un dermatoscopio, vale a dire uno strumento in grado di ingrandire le iperpigmentazioni cutanee e di osservarle attentamente da vicino. Tuttavia, esiste anche un altro tipo di esame diagnostico che può essere effettuato, ovvero l’epiluminescenza, che permette di verificare la presenza di eventuali lesioni.

Una volta effettuato il controllo, il professionista procederà, dunque, con la mappatura dei nei, in modo da monitorarne l’evoluzione in tutto il corpo. In questo caso lo specialista si dovrà avvalere di microcamere digitali collegate ad un computer, che ne registreranno i dati recepiti e li conserveranno per poterli analizzare all’occorrenza.

Tipologie di intervento

Esistono 3 tecniche di rimozione nei:

  • asportazione con laser, che prevede l’eliminazione delle cellule atipiche, attraverso il calore generato dal lo strumento. Si tratta di una modalità di intervento sicura e rapida, attuata in anestesia locale, che non provoca sanguinamento, in quanto la vaporizzazione della zona alterata, viene accompagnata dalla coagulazione dei capillari. Inoltre, la guarigione è estremamente rapida ed indolore. Tuttavia, questa tecnica non consente di attuare l’esame istologico del nevo disintegrato, per tanto è da preferire in caso di iperpigmentazioni antiestetiche e non pericolose;
  • asportazione chirurgica, che prevede l’incisione mediante bisturi della cute attorno al nevo e la conseguente rimozione dei tessuti, sui quali è possibile effettuare l’esame istologico. In questo modo si viene a creare una ferita, che viene chiusa con suture intradermiche o con fili riassorbibili. La rimozione dei punti può avvenire a distanza di 7 o 20 giorni dall’operazione;
  • tecnica dello shaving, che prevede di rasare il neo tangenzialmente alla pelle, livellando la parte rimasta con il laser o mediante elettrodessicazione. In questo caso non sono necessari punti di sutura e non rimangono segni evidenti sull’epidermide. Dunque, è molto utilizzata in caso di asportazioni estetiche e richiede solo qualche mese per il riassestamento cromatico della pelle.
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